Tutta colpa del derby (EDS Avvento 2024)



Il racconto "Tutta colpa del derby" è stato scritto nel contesto dell'iniziativa natalizia "EDS Avvento 2024" organizzata dalla pagina Instagram di EDS Italia @eds.italia.

I racconti dovevano avere un limite di 4000 caratteri, non c'erano limiti di genere e non sarebbero stati pubblicati in forma anonima, dato che l'iniziativa non era un concorso.

"Tutta colpa del derby" è uscito il giorno 13 del calendario dell'avvento.

Potete trovare una presentazione di tutti i racconti che hanno partecipato nella storia in evidenza dedicata sulla mia pagina Instagram @alicetani84.

Buona lettura!



Tutta colpa del derby

Odio il calcio. E non sto parlando della sostanza che fa bene alle ossa. Mi riferisco al gioco in cui due squadre di idioti corrono per novanta minuti dietro a un pallone con l’obiettivo di farlo entrare in una porta gigantesca. Lo trovo noioso e anche un po’ stupido. Eppure, mi trovo qui, su questo pullman carico di tifosi, diretta a Milano per assistere al derby. Indosso pure i colori della squadra di casa: una sciarpa nera e azzurra e un cappellino blu con lo stemma.
Come sono finita in questa situazione? Presto detto: da quando il mio ex mi ha mollata, la mia amica Emma si sta inventando di tutto per distrarmi e stavolta la scelta è ricaduta su una gita allo stadio insieme a lei, il suo fidanzato e i loro amici ultrà. Ho provato a inventarmi una scusa, ma ovviamente lei non se l’è bevuta. 
«Andiamo Lu, sarà divertente! E chissà, magari incontrerai l’amore della tua vita com’è successo a me!» 
Certo, siccome lei ha conosciuto il suo futuro marito a una partita, è matematico che avrò la stessa fortuna. Figuriamoci. 
Dopo due ore, il pullman fa una sosta in un autogrill. 
Scendiamo in massa e ci dirigiamo all’interno. Ho appena varcato la soglia che rimango senza fiato: è pieno di tifosi della nostra squadra. Il nero e l’azzurro brillano ovunque e nell’aria risuona l'eco dei cori che, mio malgrado, Emma mi ha costretto a imparare. 
La mia amica indica i bagni. 
«Vieni con me?» 
«No, sono a posto. Vado a comprare qualcosa da sgranocchiare». 
«Ok, a dopo!» 
A fatica, mi faccio strada in quest'oceano neroazzurro. Ho adocchiato un espositore di dolci che mi piacciono da morire. Di quelli al gusto mandorla e caramello ne è rimasto solo uno. 
Allungo la mano per afferrarlo, ma un’altra mano, avvolta in un guanto nero e blu con lo stemma della squadra, si scontra con la mia. 
Mi volto alla mia destra, pronta al duello per accaparrarmi quel pezzo unico, invece rimango a bocca aperta: il mio rivale è il ragazzo più bello che io abbia mai visto. 
Ci fissiamo per qualche secondo, infine lui ritira la mano. 
«Scusami, prendilo pure». 
Sbatto le ciglia, confusa. «Eh? Come?» 
«Lo snack», spiega, con un sorriso. «Puoi prenderlo». 
«Ah! No, ecco, io, non...» Ok, sono ufficialmente un’idiota. 
Lui continua a sorridere. «Davvero, prendilo», insiste. «Io ero indeciso tra due gusti, perciò...» Afferra quello alla nocciola e mi strizza l’occhio. «Mi hai tolto l’imbarazzo della scelta». 
Vergognandomi di me stessa, prendo il mio agognato dolcetto e mi sforzo di sorridere a mia volta. «Grazie». 
«Di niente!» 
Ci mettiamo in fila davanti alla cassa e, dopo aver pagato, lui si presenta. 
«Mi chiamo Lorenzo». 
Gli stringo la mano. «Lucia». 
«È un vero piacere, Lucia! Stai andando alla partita anche tu?» 
Annuisco e i suoi occhi si illuminano. 
«Fantastico! In quale settore sei?» 
Sto per rispondere, ma Emma compare alle mie spalle. 
«Presto Lu, il pullman sta per ripartire!» 
Mi trascina via e io riesco a malapena a salutare Lorenzo con un cenno della mano. Addio, uomo bellissimo. 
Arriviamo a Milano due ore dopo. Per tutto il viaggio sono rimasta in silenzio, riflettendo con amarezza sulla mia occasione perduta. Per fortuna Emma era troppo impegnata a cantare per accorgersene. 
Lo stadio è pieno, tuttavia mi guardo comunque intorno, come se fosse possibile trovare Lorenzo in mezzo a tutta questa gente. 
Povera illusa. 
Superati i controlli, raggiungiamo i nostri posti in tribuna. 
Mi siedo al mio, talmente depressa da non fare caso alle persone che mi circondano. Poi, però, una voce al mio fianco mi fa sussultare. 
«Lucia?» 
Mi volto di scatto. «Lorenzo!» 
Lui scoppia a ridere. «Non ci credo, hai il posto accanto al mio?» 
Emozionata, rido a mia volta. 
La partita inizia e finisce in fretta. 
Non vinciamo, purtroppo, però ci divertiamo tantissimo e, quando facciamo goal, Lorenzo mi abbraccia con trasporto. Non mi sono mai sentita così felice. 
Prima di salutarci, ci scambiamo i numeri e io ho la sensazione che questa non sarà l’ultima partita che vedrò. 
Amo il calcio. Ve l’ho mai detto? 



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